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“…nessuna isola erge sull’orizzonte della nostra civiltà una fronte più radiosa della Sicilia. Essa punta verso tre continenti e ne sintetizza le caratteristiche. Tre volte, nel corso dei secoli, fu il più fulgido centro del mondo mediterraneo”. [ Du Vèsuve à l’Etna, Roger Peyrefitte] La Sicilia, a causa della sua posizione sul mare, è sempre stata un punto d’incontro o di scontro tra le civiltà antiche. Il popolo siciliano, sebbene abbia avuto numerose dominazioni, ha sempre mantenuto tre caratteri: - Intelligenza
- Diffidenza
- Umorismo
Infatti, nel VII secolo a.C. , avevano un loro simbolo unitario: una testa di donna circondata da tre gambe che rappresentano i raggi del sole. Questo simbolo si trova al Museo Archeologico Regionale di Agrigento. Indice Il nome e il simbolo della Sicilia Il termine « Sicilia » significa « terra della fecondità », ma l’isola ha un nome molto antico: Trinacria, che deriva dalla sua forma triangolare. Il suo simbolo è la testa di Gorgone - il mostro mitologico che faceva diventare pietra i propri avversari, un mito importante per la Sicilia come si può osservare dalle metope del tempio C di Selinunte, visibili nel Museo Archeologico di Palermo. Alla testa di Gorgone furono poi aggiunte delle spighe, come si vede nei mosaici romani di Marsala e di Tindari, per indicare la fertilità dell’isola. Indice L’età geologica della Sicilia  La Sicilia è un territorio giovane. La zona più antica è quella dei monti Peloritani (Messina), che presentano scisti cristallini appartenenti circa ad un miliardo di anni fa. Ancora più giovani sono i territori del periodo neozoico, cioè un milione di anni fa, quando sono apparsi i vulcani dell’Etna, delle isole Eolie e della zona di Sciacca. Ma i terreni più giovani in assoluto sono quelli dalla Piana di Catania che risalgono a poche decine di migliaia di anni fa. Indice I primi abitanti dell’isola I più antichi abitanti della Sicilia, secondo la tradizione, sarebbero i Sicani, una popolazione agricola che chiamò Sicania l’isola. Esistono infatti i « Monti Sicani » nella zona centro - occidentale della Sicilia. Questo popolo fu cacciato dai Siculi, una popolazione guerriera proveniente dall’Italia.  Queste popolazioni lavoravano l’ossidiana, un tipo di vetro vulcanico tipico di Lipari e i metalli; nel XIII secolo a.C. costruirono villaggi come quello di Pantàlica, nella valle del fiume Anapo (Siracusa), con una necropoli di 6000 sepolcri e con un palazzo in blocchi di pietra chiamato Anàktoron. A Pantelleria sono presenti delle costruzioni chiamate sesi, tombe con grossi blocchi di pietre non squadrate. Indice La Sicilia greca La dominazione greca in Sicilia inizia nell’VIII fino al III secolo a.C. , quando nel 735 i greci guidati da Teocle, fondarono la loro prima colonia a Naxos, sulla spiaggia di Taormina (a Giardini Naxos). Nel 734, i coloni dori si insediarono nel centro di Sùraka, poi diventato Siracusa. Nel 650 fondarono Selinunte, nome che deriva dal « sèlinon », il prezzemolo selvatico che ancora cresce nella zona. Anàssila di Messene, signore di Reggio Calabria, nel 491 si impadronì di Zankle e gli cambiò il nome in Messene (Messina).
Nel 480 Gelone di Siracusa, alleatosi con Terone di Agrigento, sconfisse i Cartaginesi ad Imera (Termini Imerese) e inserì nel trattato di pace una clausola, che vietava i sacrifici umani nei riti religiosi, data l’usanza di sacrificare al dio Moloch i figli primogeniti maschi, non appena avessero compiuto dieci anni di età. ( Le loro ossa sono state ritrovate nei piccoli cimiteri detti tophet a Selinunte ).
I siculi cercarono di reagire all’invadenza dei greci, facendosi guidare dal principe siculo Ducezio di Nea che pose la sua capitale a Palike (Palagonia), presso il santuario delle divinità sicule dette « Fratelli Palìci ». (Dal duplice laghetto paravulcanico che oggi si chiama Naftìa, da qui fuoriesce anidride carbonica fruttata per usi industriali). Ducezio fu sconfitto dai greci di Siracusa e Agrigento e nel 450 fu esiliato a Corinto. Da lì tornò in Sicilia dove morì nel 440.  Il V secolo a.C. segnò un periodo di grande splendore per la Sicilia greca. Vennero costruiti i grandiosi templi di Agrigento, la città che il poeta greco Pindaro aveva definito “la più bella città dei mortali”. La potenza espansiva dell’isola nel IV secolo fu molto importante. Dionisio I sconfisse i Cartaginesi nel 397 e nel 383 conquistò quasi tutta l’isola. Egli cinse Siracusa di una rete di mura lunga 22 Km, che ebbe il suo caposaldo nel Castello Eurialo, tuttora l’unico esempio di architettura militare greco - classica esistente in Europa.  La cultura della Sicilia greca si manifestò con Epicarmo da Siracusa che inventò la commedia; con Cimone ed Eveneto, gli artisti siracusani che coniarono i decagrammi, le più belle monete del mondo antico; e soprattutto con Archimede da Siracusa (287-212), che è stato definito “uno dei più grandi geni di tutti i secoli”, perché stabilì il valore del « pi greco » in matematica; misurò l’area di un segmento parabolico; trovò il suo celebre principio in base al quale gli aerei volano e le navi navigano e inventò la « cochlea » , la macchina per il sollevamento dell’acqua, tuttora utilizzata nelle saline di Trapani. Indice La Sicilia romana e bizantina Il periodo romano è il più lungo, perché dura dal III secolo a.C. al VI secolo d.C. Inizia nel 264 a.C. con la prima guerra punica, e termina nel 535 d.C. , con la venuta dei Bizantini nell’isola. Lo scontro per la supremazia nel Mediterraneo tra Roma e Cartagine, si ebbe in Sicilia. L’isola costituì la prima provincia dell’impero romano e nel 212 a.C. Roma ne completò l’occupazione, conquistando anche il regno di Siracusa. In Sicilia i Romani appresero l’uso della meridiana (la prima volta che essi videro un orologio solare fu a Catania nel 263 a.C.); nonché l’utilità dei bagni pubblici e dei barbieri. Apprezzarono una gastronomia degna di questo nome, per cui il poeta Orazio esaltò i cibi siciliani. Negli autori romani è costante l’ammirazione per la cultura siciliana. Oltre a Cicerone, che individuò le tre caratteristiche spirituali dei Siciliani quali intelligenza, diffidenza e umorismo; ci fu anche Virgilio che scrisse il poemetto Etna, in cui narra la leggenda siciliana dei due pii fratres catanesi che salvano i vecchi genitori paralitici dalle fiamme di un’ eruzione etnea. La Sicilia fu spesso visitata da grandi figure della storia di Roma. Virgilio vi possedeva una villa, dove si recava a soggiornare; l’imperatore Adriano salì sulla sommità dell’ Etna e vi costruì un altare, che fu poi chiamato « la torre del filosofo », perché ne fu attribuita la costruzione ad Empedocle.Imponenti sono i resti dei monumenti romani nell’isola:  - Gli anfiteatri romani di Siracusa, di Catania e di Termini Imerese;
- I teatri greco-romani di Siracusa, di Taormina e di Catania;
- L’acquedotto Cornelio di Termini Imerese;
- Il foro romano di Tindari;
- Le ville romane di Eloro a Noto, di Patti (Messina) e soprattutto di Piazza Armerina (Enna), dove sono stati riportati alla luce ben 3500 metri quadrati di splendidi mosaici tra i più belli del mondo.
La Sicilia cristiana  In Sicilia ci fu la prima sede europea della nuova religione: nella odierna cattedrale di Siracusa - che in realtà è un tempio greco del V secolo a.C. - si legge infatti la scritta «ECCLESIA SYRACUSANA PRIMA DIVI PETRI FILIA ET PRIMA POST ANTIOCHENAM CHRISTO DICATA», e cioè che la prima comunità cristiana costituita in Europa è quella di Siracusa, poiché la prima comunità in assoluto, quella di Antiochia, si trova in Turchia. La Sicilia diede martiri alla nuova fede, come Marziano da Siracusa ed Euplio da Catania, S. Agata da Catania e S. Lucia da Siracusa. Fu siciliano il vescovo Pascasino da Lilibeo che a richiesta del papa S. Leone I nel 444 fissò definitivamente la data della Pasqua. La Sicilia ha dato alla Chiesa ben cinque papi: S. Agatone da Palermo (678-681), S. Leone II da Aidone (682-683), Conone (686-687), S. Sergio I da Palermo (687-701) e Stefano IV da Siracusa (768-772). Indice Il periodo bizantino La dominazione bizantina durò dal 535 all’ 827. Le condizioni generali dell’isola si aggravarono nel periodo bizantino per le continue incursioni arabe, a causa della nuova fede musulmana. E fu proprio la pressione musulmana su Costantinopoli, a fare trasferire la capitale dell’ impero bizantino in Sicilia. Nel 663, l’ imperatore Costante II trasferì la corte da Costantinopoli a Siracusa. Qui egli regnò fino al 668, anno in cui fu ucciso. La cultura siciliana di questo periodo fu esclusivamente ecclesiastica, con figure come quelle di S. Gregorio da Agrigento e di Gregorio Asbesta. Indice La Sicilia araba, normanna, sveva e angioina Gli Arabi Gli Arabi dominarono la Sicilia dall’ 827 al 1060. Dalla Tunisia, sbarcarono a capo Granitola il 17 giugno dell’ 827 e nell’ 831 occuparono Palermo, nell’ 842 Messina, nell’ 859 Enna, nell’ 878 Siracusa, nell’900 Catania, nel 902 Taormina e nel 965 completarono l’occupazione a Rometta nel Messinese. Ci furono una serie di signorie locali, rette dai « Kaìd », che dapprima perseguitarono i cristiani, pretendendone la conversione all’ Islam; ma poi si accontentarono di far pagare loro la « gezìa », consentendo la libertà di culto. La Sicilia fu divisa amministrativamente dagli Arabi:
- «Val di Mazara» per la parte centro – occidentale dell’isola;
- «Val Dèmone» per la parte settentrionale
- «Val di Noto» per la parte meridionale
È eccezionale il contributo degli Arabi per lo sviluppo economico e civile della Sicilia. Rivoluzionarono la produzione agricola con le nuove colture del riso e degli agrumi, e con un’ opera di canalizzazione permisero di sfruttare al meglio le risorse idriche dell’isola. Palermo divenne una metropoli mediterranea, con 300 moschee ed una popolazione di 300.000 abitanti, operosa di industrie e di commerci. Non è ancora svanito il ricordo della dominazione araba in Sicilia. Numerosissimi sono i toponimi arabi:
- Caltanissetta, Caltagirone, Calascibetta derivano il loro nome da kalat , castello
- Marsala e Marzamemi da marsa , porto
- Mongibello (Antico nome dell'Etna), Gibellina da gebel , monte
- Nomi di fiumi come Alcantara (il ponte) o Dittaino (il fiume del fango);
- Centri come Favara (la sorgente), Canicattì (la sorgente fangosa), Donnalucata (la sorgente a ore) e Donnafugata(la sorgente della salute),
- Bagheria ( la spiaggia);
- Termini commerciali ancora in uso ed anche alcuni cognomi.
I Normanni I dominatori Arabi non costituirono una struttura statale ordinata in Sicilia, perché spesso i Kaìd erano in lotta tra loro. Fu infatti, per una contesa tra il kaìd di Catania e quello di Agrigento, che nel 1060 furono chiamati i Normanni in Sicilia. Guidati da Roberto il Guiscardo e da Ruggiero d’Altavilla, nel 1060 occuparono Messina; e dopo la battaglia di Cerami del 1063, nel 1071 entrarono a Catania, nel 1072 a Palermo, nel 1087 a Enna, nel 1091 a Noto. Con i Normanni, si costruirono in Sicilia le basi dello Stato moderno. Il re non comandava più attraverso la piramide feudale ma per mezzo dei suoi funzionari; e il Parlamento controllava il re attraverso il «braccio demaniale», cioè con le rappresentanze delle città libere, non infeudate a vescovi o baroni; e soprattutto si sviluppò una favorevole collaborazione tra le varie etnie e le varie fedi religiose che portò ad una tolleranza religiosa che davvero superò i tempi.
Il più grande re normanno fu Ruggero II , che regnò dal 1130 al 1154 e fu incoronato a Palermo. Creò splendidi edifici, come la Cappella Palatina e la chiesa della Martorana a Palermo, il duomo a Cefalù, decorandoli con meravigliosi mosaici.  A lui successero i re Guglielmo I il Malo (1154-1166) e Guglielmo II il Buono (1166-1189), che fece costruire il bellissimo Duomo di Monreale. Non avendo eredi diretti, permise nel 1186 il matrimonio della zia Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II ed erede del regno, con Enrico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa: il che comportò il passaggio della corona di Sicilia dalla monarchia normanna a quella sveva. Quanto ai monumenti normanni, ci sono :
- I mosaici di Monreale
- Il duomo di Cefalù, di Catania e di Messina
- Il castello di Adrano e quello di Paternò
- La badia di Casalvecchio (Messina)
- A Palermo la Cuba e la Zisa
- Le chiese di San Giovanni degli Eremiti, della Martorana e di San Cataldo
- Il ponte dell’Ammiraglio sul fiume Oreto
- Il Palazzo dei Normanni, oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana
Gli Svevi La dominazione sveva in Sicilia cominciò con Enrico VI, imperatore di Germania e re di Sicilia dal 1194 al 1197, e continuò con il grande Federico II dal 1198 al 1250, per concludersi col re Manfredi dal 1258 al 1266. Enrico VI regnò con la crudeltà e col terrore. Il suo eccezionale figlio, Federico II di Svevia, meritò di essere chiamato dai suoi contemporanei « la meraviglia del mondo » per la sua straordinaria cultura linguistica, filosofica, scientifica e astrologica. Alla sua corte di Palermo nacque la letteratura italiana, con la “Scuola poetica siciliana”. Fu vittorioso nelle sue lotte contro il papato, contro i Comuni italiani e contro i baroni tedeschi; organizzò la IV Crociata e nel 1228 si fece incoronare re a Gerusalemme, trovando una soluzione diplomatica al problema della Terra Santa.  Dotò la Sicilia di una straordinaria rete difensiva, con i castelli Maniace di Siracusa, Ursino di Catania, di Augusta e di Salemi. Amò tanto la Sicilia che, pur essendo morto in Puglia, per disposizione testamentaria volle essere sepolto nel Duomo di Palermo, accanto alle tombe dei genitori e di suo nonno Ruggiero II. Alla morte di Federico II, in Sicilia seguì un periodo politico molto tormentato. La «Voluntas Siculorum» incoronò re lo svevo Manfredi, figlio di Federico II, nel 1258. Papa Clemente IV destinò la corona di Sicilia al conte francese Carlo d’Angiò, fratello di re Luigi IX; e lo scontro decisivo tra il francese e lo svevo avvenne il 26 febbraio 1266 a Benevento, in cui Manfredi fu sconfitto e ucciso. Indice Gli Angioini Cominciò così il periodo angioino in Sicilia (1266-1282). L’ effettivo dominio angioino fu stabilito solo nel 1270, perché i Siciliani, per lealtà verso gli Svevi, avevano chiamato a loro re Corradino di Svevia. Sconfitto Corradino il 23 Agosto 1268, Carlo d’Angiò inviò in Sicilia Guglielmo l’ Etendart che domò l’isola solo nel 1270. Il regno angioino in Sicilia non fu felice sia perché la capitale fu trasferita a Napoli, sia per l’avida politica fiscale instaurata dagli Angioini. A questo aggiungasi la forzata coabitazione coi militari francesi; la proibizione di portare armi (il che aveva dato modo ai Francesi di mettere le mani addosso alle donne, per cercare armi nascoste sotto le vesti, irritando molto i Siciliani).
Si determinò, così, uno stato d’animo ostile ai Francesi, che scatenò la celebre rivolta popolare del Vespro siciliano, iniziata a Palermo il 30 Marzo 1282. Giorno in cui, il soldato francese Drouet mise le mani addosso ad una sposa siciliana, che passeggiava con suo marito, con la solita scusa di cercare le armi. La rivolta non fu un orribile massacro. I Siciliani cacciarono i francesi dall’isola con le loro forze e in ciò fu determinante l’apporto delle donne.  A Messina, nel grandioso campanile meccanico del Duomo, due figure femminili scandiscono le ore e i quarti, in ricordo delle coraggiose donne Dina e Clarenza, che nella notte dell’8 Agosto 1282 salvarono la loro città, sventando un attacco notturno degli Angioini. Cacciati i Francesi dall’isola, il Parlamento siciliano chiamò al trono di Sicilia re Pietro III d’Aragona, che aveva sposato Costanza di Svevia, figlia di re Manfredi. Iniziò pertanto il periodo aragonese in Sicilia, che andò dal 1282 al 1412. Indice La Sicilia aragonese e spagnolaGli Aragonesi Con il vespro, iniziò il lungo e doloroso periodo della Guerra dei Novant’anni, dal 1282 al 1372, segnato da tre paci: quella di Caltabellotta del 1302, quella di Catania del 1347 e quella di Avignone del 1372. Nel I periodo, re Pietro III e Carlo I avrebbero dovuto affrontarsi a Bordeaux il primo Giugno 1283: ma entrambi gli avversari bararono, perché re Pietro si presentò di buon mattino nel campo e non trovandovi nessuno si autoproclamò vincitore, e andò via; e lo stesso fece più tardi Carlo d’Angiò, che accusò di codardia re Pietro, per non averlo aspettato. Nel 1285 morirono i tre protagonisti della guerra: papa Martino IV, Carlo I d’Angiò e Pietro III d’Aragona; così i Siciliani elessero loro re Giacomo II d’Aragona, ma quando egli tentò nel 1293 di restituire la Sicilia agli Angioini, i Siciliani gli annunciarono che sarebbero scesi in guerra contro di lui, se li avessi riconsegnati agli Angiò. Non fidandosi di questo re, lo dichiararono decaduto, e al suo posto elessero suo fratello Federico III d’Aragona, che regnò dal 1296 al 1337.
Egli firmò, il 31 Agosto 1302, la pace di Caltabellotta; ma le clausole non furono osservate, e la guerra continuò con re Pietro IV e con re Ludovico I. L’8 novembre 1347 fu firmata la pace di Catania, con cui gli Angioini rinunciavano alla sovranità sull’isola, e i Siciliani rinunciavano ai tentativi di invasione del regno di Napoli. Ma nemmeno a queste condizioni si fermò la guerra.
Il III periodo della guerra durò dal 1347 al 1372; e le condizioni in cui si trovava la Sicilia, ne favorirono la quasi totale riconquista da parte degli Angioini. Il 26 Maggio 1357 i Siciliani furono vincitori della battaglia navale dell’ Ognina presso Catania, che rovesciò la situazione militare e la guerra si concluse ad Avignone il 20 Agosto 1372, con la pace che segnava il definitivo distacco della Sicilia da Napoli.
Il secolo XIV si chiuse tristemente, per la lunga guerra civile scatenatasi dal 1377 al 1392. La situazione si sbloccò nel 1392, quando venne in Sicilia Martino I d’Aragona che regnò fino al 1409, anno in cui morì ed ebbe come successore suo padre Martino II, che regnò fino al 1410.  Figure notevoli della cultura del periodo aragonese furono: i pittori siciliani Simone da Corleone, Cecco da Naro e Dareno da Palermo che decorarono il soffitto del Palazzo dello Steri di Palermo; e gli architetti dello stile «chiaramontano», che hanno lasciato oltre allo Steri e al Palazzo Sclafani di Palermo, i Palazzi Bellomo e Montalto a Siracusa, il Palazzo Santostefano a Taormina, nonché i castelli di Bivona (AG) e di Mussomeli (CL), e il poderoso campanile della chiesa madre di Erice (TP). Indice Gli Spagnoli Morto re Martino II senza eredi diretti, si nominò re di Sicilia il nipote di Martino II, Ferdinando di Castiglia. Con questo re iniziò il periodo spagnolo in Sicilia, che durò fino al 1713. Viene chiamato « Età dei Viceré » perché i Siciliani non videro altro re nella loro isola che Carlo V, e solo per tre mesi, nel 1535. La cultura siciliana del secolo XV vide la nascita della prima Università dell’isola, quella di Catania nel 1434; dal 1466 al 1501 funzionò a Messina la scuola di greco di Costantino Lascaris. Fu straordinaria la diffusione dell’umanesimo siciliano oltre i confini d’Italia.  L’arte siciliana del ‘400 presenta una figura veramente unica, quella di Antonello da Messina ( 1430-1479). Tra gli architetti del tempo, ricordiamo Matteo Carnelivari da Noto che realizzò meravigliosi edifici a Palermo, quali il palazzo Abatellis ( oggi sede della “Galleria Regionale di Sicilia”) e il palazzo Aiutamicristo, l’armoniosa chiesa di S.Maria della Catena, nonché la ricostruzione e l’ampliamento del castello chiaramontano di Misilmeri (Palermo). Per gli scultori, il palermitano Antonio Gambara, autore della fiancata laterale della cattedrale di Palermo, e il messinese Angelo Piccio, autore del fonte battesimale ottagonale in marmo rosso della chiesa di S. Martino a Randazzo (CT). La Sicilia del ‘500 presenta architetti come Giacomo Lo Duca da Cefalù, che fu amico e collaboratore di Michelangelo a Roma. Il Seicento fu un secolo assai agitato per la Sicilia. L’isola soffrì molto per carestie ed epidemie, e per le incursioni che colpivano le sue coste, ma anche per catastrofi naturali, come l’eruzione etnea del 1669, che distrusse 13 paesi e parte della stessa Catania; e come il terremoto dell’11 gennaio 1693, che desolò la Sicilia orientale, provocando 60.000 morti. A ciò bisogna aggiungere le continue rivolte antispagnole, di cui la più grave fu quella voluta da Messina, che divenne di carattere internazionale per l’intervento francese, per cui dal 1675 al 1678 si ebbe in Sicilia l’anomalia storica di avere contemporaneamente due viceré, uno spagnolo a Palermo, e uno francese a Messina. Si ebbero nell’isola straordinarie figure come l’astronomo messinese Giovanni Alfonso Borelli che rivoluzionò l’astronomia, spiegando che la traiettoria delle comete non è circolare, bensì ellittica e parabolica. Un musicista apprezzabile come il randazzese Erasmo Marotta , che musicò l’Aminta di Tasso. E il valoroso pittore Pietro Novelli da Monreale. Indice La Sicilia del SettecentoIl periodo sabaudo Il dominio spagnolo terminò in Sicilia nel 1713. L’isola passò attraverso tre dominazioni, quella sabauda dal 1713 al 1720; quella austriaca dal 1720 al 1734; ed infine quella borbonica dal 1734 fino al 1860, anno dell’unificazione con il Regno d’Italia. Il governo sabaudo non lasciò un buon ricordo a causa del suo fiscalismo. Oltre alle tasse ordinarie, nel 1713, per l’incoronazione del re Vittorio Amedeo II, fu fatto pagare alla Sicilia un “donativo” straordinario, per i bisogni del regno, ed un altro per la lista civile del re: il quale come ricompensa, affidò gli incarichi di governo soltanto ai Piemontesi, e non ai Siciliani; e dimostrò chiaramente di aver fretta di tornarsene a Torino, abbandonando la Sicilia dopo neanche un anno di permanenza nell’isola, il 3 dicembre 1714. Indice Il periodo austriaco Divenuto generale il malcontento antisabaudo nell’isola, fu facile alla Spagna riconquistarla nel 1718 ma, col trattato dell’ Aja fu costretta a cedere la Sicilia agli Austriaci, che si erano già insediati a Napoli nel 1707; e nel 1720 Carlo VI d’Asburgo, imperatore d’Austria, diventò anche re di Sicilia. La Sicilia fu governata dagli Austriaci dal 1720 al 1734. Nemmeno di loro si ha un buon ricordo: gli ufficiali di Carlo VI si rivolgevano altezzosamente in tedesco agli isolani; incamerarono perfino l’argento che allora si estraeva dalle miniere di Fiumedinisi (Messina), inviandolo a Vienna e caricando sull’erario siciliano il costo del trasporto. Indice Il periodo borbonico La Spagna, però, non aveva rinunciato al vecchio desiderio di tornare nell’isola. Poiché era scoppiata la guerra di successione polacca, il re Filippo V di Spagna, alleatosi con la Francia e col regno di Sardegna, inviò in Italia un esercito al comando del figlio Carlo di Borbone, che con la battaglia di Bitonto del 1734 si impadronì del regno di Napoli, e passò a conquistare la Sicilia. Il 30 giugno Carlo III di Borbone veniva incoronato re nel Duomo di Palermo. Fu l’ultima incoronazione di un re in Sicilia.  Carlo III iniziò un’opera riformatrice nell’isola, limitando i tributi, favorendo il commercio, destinando ai Siciliani le cariche pubbliche isolane. La sua opera si sviluppò fino al 1759, anno in cui fu chiamato al trono di Spagna. Suo successore fu il figlio Ferdinando. Nel 1798 Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, che in 39 anni non aveva mai messo piede sull’isola, si rifugio con la corte a Palermo, calorosamente accolto dai Siciliani. Ma re Ferdinando, quando nel 1802 , con l’aiuto dell’ ammiraglio inglese Orazio Nelson, poté rientrare a Napoli, non mostrò nessuna gratitudine per i Siciliani. Pertanto quando egli ritornò in Sicilia nel 1806, cacciato da Napoli, le accoglienze furono assai fredde e per intervento degli Inglesi, allora in Sicilia in funzione antinapoleonica, il re dovette concedere ai Siciliani la Costituzione del 1812. Indice La Sicilia del Risorgimento e dell’autonomiaLa Sicilia risorgimentale La storia di Sicilia nell’800 presenta due periodi: la Sicilia borbonica fino al 1860 e la Sicilia unitaria dopo il 1860, caratterizzata dalla costante richiesta dell’autonomia regionale, ottenuta solo nel 1946. Nel 1815, re Ferdinando di Borbone, unificò il regno di Napoli e quello di Sicilia, e divenne Ferdinando I delle Due Sicilie. I siciliani colpirono il re con tre rivoluzioni, la prima ebbe carattere separatistico nel 1820-21, la seconda ebbe carattere federale nel 1848-49 , e la terza ebbe carattere unitario nell’aprile 1860, precedendo la venuta di Garibaldi del maggio 1860.
La rivoluzione separatistica scoppiò a Palermo il 14 luglio 1820 e il 16 luglio i rivoltosi conquistarono il forte di Castellammare a Palermo. Da Napoli fu inviato un corpo di spedizione, comandato dal generale Florestano Pepe, il quale il 22 settembre si accordò coi rivoltosi a Termini Imerese, concedendo alla Sicilia un governo autonomo. L’accordo non fu approvato e il gen. Pepe fu destituito, al suo posto fu mandato il gen. Pietro Colletta, che represse duramente la rivolta separatistica, e la spense definitivamente a Messina il 26 marzo 1821.
Ferdinando I morì nel 1825, e gli successe il figlio Francesco I, che regnò fino al 1830, senza che migliorassero i rapporti tra Napoli e la Sicilia. Anzi nel 1837, sotto il regno di Ferdinando II che durò fino al 1859, il popolo insorse a Siracusa , a Catania e in altre città. La reazione borbonica fu spietata. Una spedizione militare piombò nell’isola facendo fucilare numerosi siciliani, e punendo Siracusa che per prima si era ribellata.
La rivoluzione però, era stata soltanto rimandata. La seconda rivoluzione antiborbonica, di carattere federale, scoppiò a Palermo il 12 gennaio 1848. Gli insorti non solo liberarono tutta la Sicilia, tranne Messina, ma col rinato Parlamento, si diedero una nuova Costituzione di stampo democratico - liberale, poiché poneva il Parlamento al di sopra del re.
Il Parlamento siciliano del 1848, dichiarò decaduto il re Ferdinando III e chiamò a re di Sicilia il principe Alberto Amedeo di Savoia. Purtroppo anche questa rivoluzione non ebbe esito felice. Ma la rivolta non si spense: nel 1856 venne fucilato a Mezzojuso (Pa) il patriota Francesco Bentivegna; nel 1859 venne in Sicilia Francesco Crispi, annunziando la prossima venuta di Garibaldi.
Francesco Crispi aveva convinto Garibaldi a venire in Sicilia per mettersi a capo della rivoluzione unitaria ed egli accettò. La rivoluzione unitaria scoppiò a Palermo il 4 aprile 1860 e fu presto domata dalla polizia; ma il 6 aprile scoppiò a Trapani e il 7 a Marsala. Garibaldi, con i suoi « Mille », partì da Quarto presso Genova il 5 maggio 1860.
Sbarcò a Marsala l’11 maggio e il 14 egli lanciò da Salemi (Tp) il famoso proclama con cui assumeva la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II. Dopo la vittoria di Calatafimi del 15 maggio, egli marciò verso Palermo, finse di ritirarsi verso l’interno dell’isola ma in realtà egli fece marciare in silenzio e a piedi scalzi le sue truppe attraverso i boschi. E il 27 maggio piombò su Palermo. I generali borbonici trattarono un armistizio, perché era loro intenzione di offrire ai patrioti la Sicilia, pur di mantenere dominio della parte continentale del regno; ma Garibaldi non accettò e il 20 luglio essi sgombrarono l’isola.
Garibaldi passò in Calabria il 18 agosto 1860; col plebiscito del 21 ottobre 1860 la Sicilia votò sì per l’Unità con l’Italia. L’Unità si rivelò presto una delusione per i Siciliani. Su di essi, abituati a pagare un’imposta unica sul reddito, si abbatté un numero superiore di tasse. Il malgoverno continuò anche nel periodo fascista. Indice La Sicilia dell’autonomia Nella seconda Guerra Mondiale la Sicilia vide accrescere i suoi problemi, aggravati dai fenomeni post - bellici, tra cui il banditismo. Il più celebre dei banditi siciliani fu Salvatore Giuliano. La Sicilia del 1943, inasprita per i lunghi torti subiti in 83 anni di vita unitaria italiana, generò il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (MIS), guidato dall’onorevole Andrea Finocchiaro Aprile. Le condizioni politiche generali fecero sì che per la Sicilia, il 15 maggio 1946, fosse decretata una “autonomia regionale a statuto speciale”. Il 20 aprile 1947 nacque il Parlamento siciliano, che purtroppo non ha mai visto integralmente applicato il suo statuto; né ha apportato all’isola il previsto benessere.
Dal punto di vista culturale, la Sicilia degli ultimi due secoli ha dato scrittori come Giovanni Verga, e come i due Nobel Luigi Pirandello e Salvatore Quasimodo; musicisti come Vincenzo Bellini; narratori come Giuseppe Tomasi di Lampedusa; economisti come Angelo Majorana; chimici come Stanislao Cannizzaro e meteorologi come Filippo Eredia. Indice Bibliografia Santi Correnti, Breve storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, tascabili economici newton, Roma 1994.
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