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Da sempre i paesi etnei sono stati i depositari di antiche usanze e tradizioni, che fortunatamente resistono ancora al tempo. È il caso del ciaramellaro di Maletto che ancor oggi, all’approssimarsi del periodo natalizio, ci allieta con le dolci melodie prodotte dal suo strumento musicale, la ciaramella appunto, formata da un otre di pelle in pecora, e da cinque canne di legno, delle quali quattro lunghe ed una corta. Rimane una figura affascinante per i nostri nonni così come per i giovani, che oggi vengono attratti da quest’arte antichissima manifestando oltretutto, il desiderio e la volontà d’imparare a suonare questo strumento per poter continuare a preservare quest’ antica usanza. Molti dei ciaramellari più anziani suonano per le antiche strade dei paesi etnei e per le vie di Catania, vestiti del loro abito tradizionale composto dalla cappuccia, un lungo mantello di lana di pecora, e scarpe di cuoio di vacca, caratterizzate da lunghe stringhe che vanno legate attorno ai polpacci. Non è certo il periodo in cui sia nata la figura del ciaramellaro, ma sappiamo che si è sviluppata all’interno della società contadina e dei pastori, e che si sia tramandata da padre in figlio. Molti di essi imparavano sin da piccoli a suonare questo strumento ad orecchio, eseguendo un repertorio di circa sei nenie che anche oggi vengono abbellite dalle loro fantasiose improvvisazioni. Provate ad immaginare un Natale etneo, con tavole imbandite di pietanze tipiche ancora realizzate in casa alla maniera tradizionale, mentre dalla vicina via si sente l’approssimarsi delle melodie prodotte dal ciaramellaro, e l’Etna innevata che fa da sfondo a questo meraviglioso quadro.
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