 Del famoso, tradizionale e variopinto carretto siciliano, si hanno notizie soltanto all’inizio dell’ottocento, poiché prima di questo periodo, poche erano le strade percorribili per questi mezzi, che in realtà erano più adatte a muli e a cavalli, anche per il trasporto delle merci. Fu durante il periodo borbonico che vennero costruite strade più ampie, le “regie trazzere”, e non per favorire il commercio, ma piuttosto per ragioni militari. E assieme all’ampliamento delle strade, poco alla volta cominciano a diffondersi i carretti siciliani, non un semplice mezzo di trasporto, ma un “lavoro d’arte”, come lo definisce il geografo francese Eliseo Reclus venuto in Sicilia per osservare le eruzioni dell’Etna . Il giallo e il rosso sono i colori che dominano le scene rappresentate nel carretto, che poi fondamentalmente rappresentano i colori del folklore siciliano. Diverse le figure rappresentate: dalla Vergine ai Santi, dalle battaglie dei Crociati a quelle di Napoleone Bonaparte. A trainare il carretto, un cavallo con pennacchi pieni di sbuffi colorati.
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